Quante informazioni può contenere un chip che sta in una mano? La risposta è tutta la storia umana.

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Southampton, nel Regno Unito, hanno trovato un nuovo modo per conservare una grande quantità di informazioni. Forti impulsi di luce, emessi in rapida frequenza, cambiano la nanostruttura del silicio, di cui è formato un piccolo chip, creando dei piccoli puntini. Considerando l’insieme di tutti questi puntini si riesce a ritrovare ciò che era stato in precedenza scritto sul disco di vetro.
Un solo chip può archiviare 360 terabyte di dati (ogni terabyte è circa 1012 byte). Secondo un calcolo di Google, al 2010 sono stati scritti 130 milioni di libri in tutto il mondo. Assumendo per ognuno di essi una dimensione, in formato e-book, di 2 MB, risulta che il chip può facilmente conservarli tutti, ovvero può conservare tutta la storia umana.

L’innovazione non sta solo nella quantità di dati archiviabili

La tecnologia usata per conservare le informazioni è innovativa. Hanno infatti definito i dati come immagazzinati in 5D. Ogni puntino sul chip è determinante nel momento di “lettura”: conta la posizione di ognuno nello spazio (3 dimensioni) e l’intensità e la polarità dell’onda del laser usato per scrivere (le altre 2 dimensioni).

E non è ancora tutto. Il chip è in grado di mantenere le informazioni senza errori fino ad una temperatura di 1000°C, e a temperature fino a 190°C potrebbe conservare i dati per oltre 13 miliardi di anni.

Dichiarazione universale dei diritti umani, stampata su chip a 5D. Close-up Engineering
PH: southampton.ac.uk

Alcuni documenti importanti sono già stati registrati su alcuni dischi. Tra questi la Dichiarazione universale dei diritti umani, scritta in tre strati di punti nanostrutturati separati da 5 micrometri (un milionesimo di metro).

 

Il Professor Peter Kazansky, dell’Optoelectronics Research Centre, ha commentato il risultato della ricerca:

È eccitante pensare che abbiamo creato la tecnologia per preservare documenti e informazioni e conservarli nello spazio per le generazioni future. Questa tecnologia può tenere al sicuro l’ultima prova della nostra civilizzazione: tutto quello che abbiamo imparato non sarà dimenticato.

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Terminati gli studi al Liceo Scientifico opzione Scienze Applicate, si iscrive all'Università di Bologna alla facoltà di Ingegneria dell'Automazione. Le sue più grandi passioni sono la robotica e l’informatica, come le nuove tecnologie in generale. Per tenersi informato e informare gli altri, nel 2015 entra nel team di Close-up Engineering dove cura il settore di ingegneria informatica e dell’automazione.

1 COMMENTO

  1. Straordinario! Mi chiedo se questa tecnologia possa evolversi in hardware adatto ad essere montato nei dispositivi che utilizziamo quotidianamente, e quanto sia complessa e onerosa in termini di tempo l’operazione di lettura dei dati che vi sono contenuti.

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