Fa discutere l’incidente causato dalla Google Car l’ultimo mese. Fa discutere perché è il primo caso in cui la colpa è della vettura a guida autonoma, invece che di un errore umano.

Altre volte, nel corso degli anni, l’automobile intelligente di Google è stata coinvolta in incidenti, tutti per colpa di piloti umani. Come scrive l’azienda in un report dell’anno scorso:

Dato il tempo che passiamo su strade trafficate, era inevitabile che saremmo stati coinvolti in incidenti. Migliaia di incidenti minori accadono ogni giorno sulle strade americane, il 94% di questi sono causati da errori umani.

In sei anni dall’inizio del nostro progetto, siamo stati coinvolti in 12 incidenti lievi durante le più di 1,8 milioni di miglia percorse con guida autonoma e manuale combinate. Nessuno di questi incidenti è stato causato dall’auto senza pilota.

Ma il “record” di Google non è più valido, da quando la vettura ha impattato un autobus di linea in una strada nella Silicon Valley. Nessun ferito, ma l’errore dell’intelligenza artificiale ha sollevato grande clamore, aumentato dal fatto che il tutto è avvenuto vicino alla sede centrale dell’azienda. Con un simpatico paragone, Repubblica commenta l’accaduto: “E’ come quando presti l’auto a tuo figlio: una cosa è sapere che ha tamponato qualcuno, altra vederlo uscire dalla macchina distrutta sotto casa.”

Dobbiamo avere paura?

Ad oggi il numero di incidenti in cui la Google Car è stata coinvolta è di 17, tutti lievi, in più di 3,1 milioni di chilometri. Tutti, a parte l’ultimo, sono stati causati da errori umani, da parte di chi normalmente gira per le città oppure dell’operatore sopra la vettura a guida autonoma. E il motivo è che la Google Car è troppo perfetta, quindi si ferma appena vede un pedone che si avvicina alle strisce pedonali e rispetta alla lettera i cartelli stradali, mentre la gente attorno non si aspetta questi comportamenti perché abituata a infrangere le regole per guadagnare tempo (come ad esempio non lasciare attraversare i pedoni, passare anche quando il semaforo ormai è rosso e non mantenere la distanza di sicurezza).

Google Car traccia la strada in un incrocio. Close-up Engineering
PH: static.googleusercontent.com

Caso a parte è l’ultimo incidente dove, per alcuni imprevisti sulla strada, Google Car si è spostata fino a scontrarsi contro un autobus di linea (alla velocità di 3 km all’ora). “In questo caso abbiamo chiaramente delle responsabilità, perché se la nostra auto non si fosse mossa non ci sarebbe stato un impatto” ammettono da Google.

Non c’è da preoccuparsi però, in quanto i danni causati in oltre 3 milioni di chilometri sono veramente pochi. Se un uomo avesse guidato un’auto normale sullo stesso tragitto, avrebbe probabilmente assistito a un maggior numero di incidenti.

Perché allora siamo tanto interessati a ciò che fa il veicolo di Google?
Come ha detto Anthony Foxx, Segretario dei Trasporti degli Stati Uniti, noi confrontiamo la Google Car, come le altre vetture a guida autonoma, con la perfezione. Per questo ogni suo errore risalta molto. In realtà dovremmo confrontarla con ciò che abbiamo sulle strade oggi, cioè “tu ed io, i nostri occhi e i nostri cervelli”.

Qualcosa di buono c’è

Grazie a questo piccolo incidente, Google si è resa conto di ciò che necessita un miglioramento e si è subito messa al lavoro per risolvere il problema e garantire una maggiore sicurezza. Il compito più difficile è interpretare le imprevedibili intenzioni umane, ma i numerosi test compiuti aiutano l’azienda nello sviluppo di un algoritmo migliore.
Tra gli altri, anche l’ultimo sinistro ha insegnato qualcosa:

D’ora in poi le nostre auto capiranno meglio che gli autobus, così come altri grandi mezzi, sono meno propensi a cedere il passo rispetto ad altri tipi di veicolo. Speriamo di gestire meglio situazioni simili in futuro.

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Terminati gli studi al Liceo Scientifico opzione Scienze Applicate, si iscrive all'Università di Bologna alla facoltà di Ingegneria dell'Automazione. Le sue più grandi passioni sono la robotica e l’informatica, come le nuove tecnologie in generale. Per tenersi informato e informare gli altri, nel 2015 entra nel team di Close-up Engineering dove cura il settore di ingegneria informatica e dell’automazione.

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