Nessuno come Isaac Asimov, nelle sue “Storie di Robot”, ha saputo prevedere tutte le utilità di queste macchine. Già nel 1942, nel suo racconto “Circolo vizioso”, aveva illustrato il ruolo decisivo dei robot nelle missioni spaziali: Speedy, l’umanoide protagonista della storia, aveva il compito di lavorare sulla superficie di pianeti extraterrestri, principalmente nella ricerca di selenio nelle bollenti distese del pianeta Mercurio. Fantascienza? Certo, ma non troppa!

È quasi una certezza che andremo su Marte e una volta arrivati avremo bisogno, non solo di creare le condizioni vitali per gli astronauti che ci vivranno e lavoreranno, ma anche di valide alternative che riducano al minimo l’esposizione di queste persone alle radiazioni e alle temperature presenti sulla superficie del pianeta rosso. Grazie ai materiali di cui è fatto, un robot risulta particolarmente necessario in ambienti ostili alla vita.

I primi passi verso questa tecnologia si stanno già facendo in collaborazione con la Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Infatti, l’astronauta italiano Paolo Nespoli, attualmente sull’ISS per svolgere la sua missione VITA, ha avuto la possibilità di guidare un robot (situato sulla Terra) attraverso uno scenario che simulava l’ambiente marziano.

Controllo a grandi distanze: il progetto

In ambienti ostili alla vita come la superficie del pianeta Marte, robot telecomandati come Justin diventano indispensabili.
Il robot Justin e i pannelli solari durante uno dei test. Credits: www.dlr.de

L’esperimento eseguito da Nespoli fa parte del Progetto Meteron dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ed è impiegato il robot Justin dell’Agenzia Spaziale Tedesca (DLR). L’obiettivo principale di questo progetto è verificare le reali possibilità di telecomandare una macchina a grandi distanze dove si possono riscontrare considerevoli ritardi nelle comunicazioni.

Tramite un tablet, Nespoli ha accompagnato Justin, che si trovava in uno scenario che simulava l’ambiente marziano all’interno del centro della DLR a Oberpfaffenhofen, Monaco, nella riparazione di tre pannelli solari.

In un secondo test, Paolo e Justin hanno lavorato insieme per trovare quale dei software di questi pannelli doveva essere aggiornato. Infine, nel terzo e ultimo test, Nespoli ha fatto scattare al robot delle foto di uno dei pannelli che “era andato distrutto a seguito di una tempesta marziana”.

Queste situazioni si presenteranno in continuazione nelle future missioni sul pianeta rosso: gli astronauti che si troveranno su un orbiter attorno al pianeta oppure all’interno di una base marziana, avranno bisogno di guidare dei robot che opereranno sulla superficie di Marte e che dovranno eseguire complesse operazioni di meccanica ed elettronica.

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