Bimbo programmatore. Close-up Engineering
Source: coderdoyoroma.it

Per coding si intende, in informatica, la stesura di un programma, ossia una sequenza di istruzioni che, eseguite da un calcolatore, consentono di creare la maggior parte degli strumenti digitali diffusi attualmente. Il codice informatico e quindi la programmazione per molti esperti non può essere più considerata solo roba da ingegneri ma una materia, per tutti i nati in questo millennio, al pari dell’inglese. In Estonia si fa già alle elementari già da un paio d’anni. Il punto sarebbe quello di insegnare ai ragazzi alcuni elementi per la programmazione: alla fine della scuola i ragazzi dovrebbero essere in grado, non di usare un computer ma di produrre piccoli programmi come videogiochi o brevi sequenze, sul modello di quanto avviene già in molte scuole straniere, soprattutto anglosassoni. «Imparare a programmare non serve solo a creare futuri programmatori, di cui pure c’è bisogno» spiega Alessandro Bogliolo, docente all’università di Urbino e ambasciatore per l’Italia della CodeWeek, andata in scena lo scorso ottobre. «Il salto di qualità — continua Bogliolo — si fa quando si inizia a pensare che il coding debba diventare materia di studio». E lo sta diventando un po’ in tutto il mondo. Barack Obama pochi mesi aveva esortato gli studenti americani: «Non comprate un nuovo videogioco, fatene uno. Non scaricate l’ultima app, disegnatela». In Italia, tra le linee guida del progetto del governo sulla “Buona Scuola” è citata anche l’educazione al pensiero computazionale e al coding nella scuola italiana. Segnali che questi temi hanno raggiunto le istituzioni, sotto la spinta di un movimento dal basso. Sono moltissimi ormai i corsi, i work-shop e gli appuntamenti nel nostro Paese. Il concetto chiave è il pensiero computazionale, che ricorre anche nel documento del governo. Ciò vuol dire, secondo Bogoglio, pensare in maniera algoritmica ovvero trovare una soluzione e svilupparla. Il coding dà ai bambini una forma mentis che permetterà loro di affrontare problemi complessi quando saranno più grandi. Insomma imparare a programmare apre la mente. Per questo si può cominciare in tenera età.

Per l’anno scolastico 2014/2015, l’obiettivo del Miur è quello di consentire che ogni studente acceda almeno ad una lezione online di coding/programmazione.

Detto che gli obiettivi per l’anno scolastico 2014/2015 dovrebbero essere almeno una lezione per ogni studente, la domanda che si pone wired.it è la seguente:  gli insegnanti sono pronti per questo genere di compito? E poi: quali sono le loro competenze e in che misura sono cambiate in questi anni in cui hanno insegnato a usare Word e a confezionare presentazioni in Power Point?

Ci sarebbe dunque la necessità di una diffusione più pervasiva della cultura digitale tra gli educatori, visto che il modo migliore d’insegnare informatica è la trasversalità, l’aggiornamento dei curricula scolastici e la rivoluzione degli spazi fisici.

Secondo wired esisterebbero gruppi che si occupano anche di aggiornamento, come l’Associazione nazionale docenti di informatica, insieme a diverse esperienze tuttavia esterne al mondo della scuola, come Coderdojo e Codemotion Kids. All’orizzonte dunque iniziative virtuose che potranno concretizzarsi in Italia soltanto grazie all’applicazione e alla messa in pratica dei buoni propositi dei fautori della diffusione della conoscenza digitale sin dall’infanzia dei nostri figli.

 

2 COMMENTI

  1. Speriamo che questi cambiamenti si concretizzino al più presto anche qui in Italia!

    Ormai dovremmo considerare il coding una vera e propria competenza trasversale, come l’Inglese: come avete scritto, le iniziative a misura di bambino esistono, adesso vanno integrate nel curriculum scolastico.

    Si tratta di una grande occasione per promuovere, accanto al sapere, il “saper fare”: e credo che i più piccoli potrebbero esserne entusiasti 🙂

    • Hai perfettamente ragione Andrea. In un’era in cui il digitale è appannaggio di ogni quotidiana attività e strumento divenuto indispensabile per organizzare e gestire le nostre vite e il lavoro, è più che lecito pensare ad un’attività come quella del coding come trasversale. La mente dei bambini, si sà, è predisposta ad assorbire ed immagazzinare informazioni e concetti e possiede la giusta flessibilità per rielaborare il tutto se si insegna loro ciò con la corretta metodologia.
      Che dire…speriamo che i buoni propositi vadano effettivamente nel prossimo futuro a concretizzarsi! 😀

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