Secondo le stime, sono tra le 30 e le 50 mila le persone che ad oggi possiedono un chip sottocutaneo e nei prossimi anni il fenomeno tenderà ad aumentare esponenzialmente, date le numerose possibilità di utilizzo degli impianti. Tuttavia, i rischi etici e per la privacy non sono pochi e, di certo, non sono trascurabili.

Il progetto Cyborg

Dai primi chip sottocutanei, nel 1998, alle 50 mila persone che oggi possiedono un chip. Un innovazione tecnologica o un rischio per la privacy?
Dimensioni di un chip sottocutaneo. Credits: www.kevinwarwick.com

Nonostante l’esplosione dell’utilizzo dei chip sia avvenuta solamente negli ultimi anni, il primo impianto sottocutaneo risale addirittura al 1998. Durante la prima fase di una ricerca denominata “Progetto Cyborg”, Kevin Warwick, ingegnere e vice-rettore dell’Università di Coventry, si fece impiantare un chip RFID, che gli permetteva di aprire porte e accendere luci solamente con un movimento della mano.

Negli anni successivi, anche la moglie di Warwick si fece impiantare un chip, allo scopo di creare una forma di telepatia o empatia sfruttando Internet per trasmettere i segnali corporei fra i due. Il progetto fu un successo e non evidenziando danni neurologici o rigetto dei chip pose le basi per la ricerca successiva nel campo dei chip RFID.

Chip al servizio della salute

Gli sviluppi in campo medico potrebbero essere notevoli per quanto riguarda la salute di coloro che possiedono un chip. Un primo e più semplice utilizzo sarebbe analogo a quello delle medagliette sanitarie salva vita, in cui sono di solito scritte informazioni come il gruppo sanguigno e scelte o condizioni mediche particolari. Il chip però, a differenza di queste ultime, non potrebbe essere perso o dimenticato e indicherebbe le informazioni mediche del soggetto nella loro interezza, rendendo più facile ed efficiente il lavoro dei medici.

Dai primi chip sottocutanei, nel 1998, alle 50 mila persone che oggi possiedono un chip. Un innovazione tecnologica o un rischio per la privacy?
Kit che può essere utilizzato in ambito medico. Credits: www.geeky-gadgets.com

Le possibilità in campo medico però non si fermano qui. Nel 2013, è stato impiantato il primo prototipo di chip capace di monitorare i processi biologici. Si tratta di Circadia 1.0, un dispositivo open source che si connette ad uno smartphone Android a cui comunica i dati registrati. Le possibilità del chip per ora sono ristrette e limitate solamente alla registrazione della temperatura corporea, tuttavia lo scopo, in futuro, è di integrarlo con altri dati biometrici e di diminuirne le dimensioni hardware prima di passare alla produzione e alla distribuzione.

Addio ai biglietti del trasporto pubblico

Dai primi chip sottocutanei, nel 1998, alle 50 mila persone che oggi possiedono un chip. Un innovazione tecnologica o un rischio per la privacy?
Lettura di un chip sottopelle su un mezzo di trasporto pubblico. Credits: www.tomshw.it

Anche i metodi di pagamento del trasporto pubblico potrebbero essere rinnovati. Per ora è solo una sperimentazione, ma la nuova modalità di controllo dei biglietti della società ferroviaria svedese SJ potrebbe presto essere di uso comune. Duecento passeggeri hanno abbandonato i biglietti cartacei a favore dei microchip biometrici. La tecnologia del dispositivo è la stessa delle carte di credito contactless con tecnologia NFC: permette di acquistare un biglietto normalmente e legare il codice di riferimento ottenuto al proprio chip, che verrà poi controllato con un apposito scanner dal controllore. L’idea sembra essere stata accolta positivamente dai passeggeri che hanno ritenuto questa opzione più pratica rispetto agli usuali biglietti.

Dai biglietti del treno ai pagamenti di tutti i giorni

Dai primi chip sottocutanei, nel 1998, alle 50 mila persone che oggi possiedono un chip. Un innovazione tecnologica o un rischio per la privacy?
Addio alle carte di credito. Credits: www.abc.net.au

La rivoluzione degli scambi economici potrebbe passare in futuro dall’essere un sogno a diventare realtà. L’innovativa idea del biohacker australiano Meow-Ludo Meow Meow permetterà di eliminare portafogli e carte di credito sfruttando le capacità dei chip RFID. Il progetto parte da una partnership con la Commonwealth Bank e Opal, l’azienda dei mezzi pubblici, ma lo scopo finale è quello di una collaborazione con i sistemi PayPass – Master Card, in modo da permettere l’utilizzo dell’impianto per la quasi totalità dei negozi in Australia. Un futuro roseo per coloro che, distratti, perdono o dimenticano a casa il portafoglio, ma anche un cambiamento importante per il modo in cui facciamo shopping.

Microchip in azienda

Dai primi chip sottocutanei, nel 1998, alle 50 mila persone che oggi possiedono un chip. Un innovazione tecnologica o un rischio per la privacy?
Un chip sottocutaneo. Credits: www.ilpost.it

Il settore in cui però i chip sono più utilizzati è quello lavorativo. I primi dispositivi sono stati impiantati il primo di agosto 2017 negli Stati Uniti a cinquanta dipendenti (su 85 totali) della compagnia americana Three Square Market. I chip sono grandi quanto un chicco di riso e, dotati di tecnologia NFC e RFID, servono a timbrare il cartellino, aprire la porta dell’ufficio, accedere al PC della propria scrivania, ma anche ad accedere ai distributori di bibite dell’azienda.

A seguire i pionieri americani, anche l’azienda svedese Epicenter e quella belga Newfusion. I dibattiti in merito ai chip son stati molteplici in tutte le aziende sperimentanti, soprattutto per quanto riguarda la privacy, tuttavia il direttore dell’azienda belga in questione, Vincent Nys sostiene che “un Iphone sarebbe dieci volte più pericoloso di un chip”.

Grandi possibilità ed enormi rischi

Dai primi chip sottocutanei, nel 1998, alle 50 mila persone che oggi possiedono un chip. Un innovazione tecnologica o un rischio per la privacy?
Un chip sottocutaneo visto ai raggi X. Credits: www.i.l43.cdn-news30.it

Nonostante i pericoli per la salute siano pressappoco inesistenti, quelli per la riservatezza delle informazioni sono invece ancora un problema. Il chip, se dotato di GPS, potrebbe potenzialmente tener traccia con estrema precisione dei dipendenti all’interno di un’azienda, di quanto lavoro stiano svolgendo e di quanti caffè abbiano preso. Ma i rischi non si limitano all’ambito lavorativo: il chip, infatti, potrebbe essere letto entro pochi centimetri e già un mezzo pubblico affollato potrebbe costituire un fattore di rischio.

Le informazioni reperibili in un chip potrebbero essere in futuro di ogni tipo, dai dati del possessore alle sue informazioni di salute, dai luoghi frequentati ai pagamenti effettuati e potrebbero cadere nelle mani di chiunque possieda un lettore RFID. Eppure, nonostante la privacy sia a rischio, migliaia di persone si sono fatte impiantare un chip senza preoccuparsi dei possibili problemi. Ciò che le spinge a farlo infatti è la possibilità di essere parte del futuro, di essere un passo avanti verso una nuova era, di sperimentare un mondo completamente rinnovato. La guerra è allora aperta: pro o contro i dispositivi sottocutanei?

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