Con 1,75 metri di altezza e dal peso di 85 kg, la nuova generazione di Atlas è più piccolo e molto più leggero del suo predecessore, che aveva partecipato al DARPA Robotics Challenge. Eppure è tecnologicamente molto più avanzato.

Atlas il robot di nuova generazione. Close-up Engineering
PH: spectrum.ieee.org
Da sinistra: il vecchio Atlas, la nuova generazione di Atlas, BigDog, WildCat, eAlphaDog.

Boston Dynamics ha presentato la sua nuova creazione pubblicando il video qua sopra. Già dai primi passi del robot, che si muove nella stanza fino ad uscire aprendo la porta, si vedono la migliore stabilità e i movimenti fluidi, molto più simili a un uomo.
Il vero potenziale di Atlas si capisce però nella scena successiva: il robot cammina in un campo innevato, rimanendo il equilibrio anche quando i piedi sprofondano o scivolano. Un piccolo aiuto gli è stato fornito da un operatore che comunicava all’umanoide dove muoversi, ma i movimenti esatti dei piedi per non cadere erano scelti autonomamente dal robot.

E se insegnargli camminare sembra troppo poco (durante la progettazione di un robot non è un’impresa semplice), Atlas dimostra le sue abilità nel sollevare e spostare oggetti, da fermo e in movimento, anche quando questi vengono spostati.

Un’altra impresa portata con successo a termine è stata quella di insegnare ad Atlas a mantenere l’equilibrio anche in caso di spinte, oppure attutire la caduta (vedi perché è importante che i robot sappiano cadere) e rialzarsi in caso non riuscisse a rimanere in piedi.

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Sulle incredibili capacità di quest robot, che sembra uscito da un film di fantascienza, Ken Goldberg, professore di robotica all’Università della California, Berkeley, ha ironicamente commentato: “la maggior parte di noi ha probabilmente avuto la stessa reazione quando Atlas è stato spinto: ci aspettavamo che si girasse e disintegrasse il ragazzo con un raggio laser”.

Un commento più serio è invece quello di Marc Raibert, fondatore e presidente della Boston Dynamics:

Il team di ingegneri ha lavorato duramente per rendere Atlas più leggero e più compatto. Una cosa che abbiamo fatto è stata usare una stampante 3D per creare le gambe, così gli attuatori e le componenti idrauliche sono incorporate nella struttura, piuttosto che essere fatte con componenti separati. Abbiamo anche sviluppato servo-valvole personalizzate che sono significativamente più piccole e leggere (e funzionano meglio) rispetto alle versioni aerospaziali che usavamo in precedenza.

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Terminati gli studi al Liceo Scientifico opzione Scienze Applicate, si iscrive all'Università di Bologna alla facoltà di Ingegneria dell'Automazione. Le sue più grandi passioni sono la robotica e l’informatica, come le nuove tecnologie in generale. Per tenersi informato e informare gli altri, nel 2015 entra nel team di Close-up Engineering dove cura il settore di ingegneria informatica e dell’automazione.

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